 
 Group: .voltura.Posts: 35599 Location: Camera di Carlisle Status: » Anonimo | |
| Ecco il primo capitolo di Breaking Dawn. 1. FIDANZATA
Nessuno ti sta guardando, mi promisi. Nessuno ti sta guardando. Nessuno ti sta guardando. Ma, dato che non riuscivo a mentire bene nemmeno a me stessa, decisi di controllare. Mentre me ne stavo seduta aspettando che uno dei tre semafori della città diventasse verde, diedi una sbirciatina alla mia destra -nel suo minivan, la Signora Weber si era girata totalmente verso di me. I suoi occhi incontrarono i miei e mi ritrassi, chiedendomi perchè non avesse fatto cadere il suo sguardo o non fosse imbarazzata. Era ancora considerato maleducato fissare le persone, o no? Non valeva più con me? Allora mi ricordai che quei finestrini erano così scuri che probabilmente lei non sapeva se ci fossi io dentro, e tanto meno che avessi incontrato il suo sguardo. Tentai di consolarmi dal fatto che lei non stava fissando me, solo la macchina. La mia macchina. Sigh. Guardai a sinistra e gemetti. Due pedoni erano immobili sul marciapiede, perdendo la loro occasione di attraversare la strada in quanto mi fissavano. Dietro di loro, il signor Marshall stava guardando attraverso la lastra di vetro del suo piccolo negozio di souvenir. Almeno non aveva schiacciato il suo naso contro il vetro. Non ancora. Il semaforo diventò verde e, nella fretta di scappare, schiacciai con forza l’acceleratore senza pensare - nello stesso modo in cui avrei fatto per far sì che la mia vecchia Chevrolet[il pick-up] partisse. Il motore ringhiò come una pantera a caccia, la macchina sbalzò in avanti così veloce che il mio corpo finì contro il sedile di pelle nera e il mio stomaco si appiattì contro la mia spina dorsale. «Argh!.» boccheggiai, mentre cercavo il freno. Rimanendo lucida, toccai solamente il pedale. La macchina si mosse incerta fino a fermarsi del tutto. Non sopportavo l’idea di dovermi guardare attorno per vedere le reazioni. Se ci fossero stati dubbi sul chi stesse guidando la macchina fino a poco prima, ora erano spariti. Con la punta della mia scarpa, schiacciai leggermente l’acceleratore di mezzo millimetro, e la macchina partì ancora una volta in avanti. Riuscii a raggiungere la mia meta, il distributore di benzina. Se non fossi stata a secco, non sarei mai entrata in paese. Andavo in giro senza un po’ di cose in quei gironi, come …(?-manca) e i lacci per le scarpe, per evitare di passare del tempo in pubblico. Come se fossi stata nel mezzo di una gara, aprii lo sportello, tolsi il tappo, passai la carta di scansione e inserii l’erogatore nel serbatoio in pochi secondi. Naturalmente non c’era niente che io potessi fare affinché i numeri sul distributore aumentassero il ritmo. Essi cambiavano lentamente, quasi come se lo facessero solo per farmi arrabbiare. Non era una giornata luminosa - ma un tipico giorno freddo a Forks, stato di Washington - ma sentii comunque i riflettori puntati su di me, attirando l’attenzione sul fine anello che portavo sulla mia mano sinistra. In momenti come quello, percependo gli sguardi puntati sulla mia schiena, mi sembrava di sentire che l’anello vibrasse come una luce a neon: Guardami, guardami. Era stupido esserne così consapevole, lo sapevo bene. Oltre a mio padre e mia madre, era davvero così importante quello che diceva la gente a proposito del mio fidanzamento? E a proposito della mia nuova macchina? E a proposito della mia misteriosa ammissione ad un college dell’Ivy League? E a proposito della mia lucente carta di credito nera che sentivo rossa nella mia tasca posteriore in quel momento? «Ma sì, chi se ne frega di quello che pensano.» bofonchiai tra i denti. «Ehm, signorina.» mi chiamò una voce maschile. Mi girai e subito dopo mi augurai di non averlo fatto. Due uomini stavano accanto ad un SUV eccessivamente decorato con un kayak nuovissimo legato sul tettuccio. Nessuno dei due guardava me, fissavano entrambi la macchina. Personalmente non capii. Al contrario di loro, ero orgogliosa di distinguere i simboli della Toyota, della Ford e della Chevrolet. Quella macchina era di un nero lucido, elegante e graziosa, ma rimaneva sempre una macchina per me. «Mi dispiace disturbarla, ma mi potrebbe dire che tipo di macchina sta guidando?» chiese il più alto dei due. «Ehm, una Mercedes, giusto?» «Sì.» disse educatamente l’uomo, mentre il suo amico più basso roteava gli occhi alla mia risposta. «Lo so. Ma mi chiedevo.quella è…sta guidando una Mercedes Guard?» L’uomo pronunciò il nome con riverenza. Ebbi come l’impressione che quell’uomo potesse andare d’accordo con Edward, il mio…il mio fidanzato (non c’era bisogno di evitare quella verità con il matrimonio da lì a pochi giorni). «Non dovrebbero essere ancora disponibili in Europa.» continuò l’uomo. «Tanto meno qui.» Mentre i suoi occhi tracciavano il contorno della mia macchina - non mi appariva diversamente dalle altre berline Mercedes, ma che ne sapevo? - contemplai brevemente i miei problemi con parole come fidanzanto, matrimonio, marito, ecc. Non riuscivo a metterle nella mia testa, tutto qui. Da un lato, rabbrividivo ad ogni pensiero di un morbido vestito bianco e di un bouquet. Ma più di questo, non riuscivo a conciliare lo stabile, rispettabile e monotono concetto di marito con il mio concetto di Edward. Era come assumere un arcangelo come contabile; non riuscivo a vederlo in quel ruolo comune. Come sempre, non appena iniziai a pensare ad Edward, fui presa da un vertiginoso vortice di fantasie. Lo sconosciuto si schiarì la voce per catturare la mia attenzione: era ancora in piedi, aspettando una risposta sul modello della macchina. «Non lo so.» gli dissi, sincera. «Le da fastidio se faccio una fotografica con la macchina?» Mi servì qualche secondo per cogliere quello che diceva. «Sul serio? Vuole scattare una fotografia insieme alla macchina?» «Certo- nessuno mi crederà se non avrò le prove.» «Uhm. Okay, va bene..» Misi velocemente a posto l’erogatore e striscia sul sedile anteriore per nascondermi mentre l’uomo, entusiasta, tirò fuori una macchina fotografica professionale dal suo zaino. Lui e il suo amico fecero a turno per mettersi in posa davanti al cofano, e dopo si spostarono a fare foto alla parte posteriore. «Mi manca il mio pick-up.» sussurrai a me stessa. Molto, davvero molto conveniente - troppo conveniente- che il mio pick-up avesse tirato il suo ultimo respiro solo poche settimane dopo che Edward ed io decidessimo il nostro assurdo compromesso, di cui un dettaglio gli permetteva di sostituire il mio pick-up quando avesse smesso di funzionare[fosse trapassato]. Edward giurò che era del tutto aspettato, che il mio furgone aveva vissuto a lungo una vita piena e che era spirato per cause naturali. Secondo lui. E , naturalmente, non potei verificare la sua storia o provare a rianimare il furgone dalla morte per contro mio. Il mio meccanico preferito- bloccai quel pensiero freddo, vietandogli di arrivare ad una conclusione. Invece ascoltai la voce degli uomini fuori, attutite dalle paret della macchina. «…l’hanno colpita con un lanciafiamme in un video su Internet. Non hanno nemmeno scalfito la vernice.» «Certo che no. Puoi far passare un carro armato sopra questo gioiello. Non è roba in commercio per qualcuno qui. E’ stata progettata maggiormente per i diplomatici, i trafficanti di armi e di stupefacenti del Medio Oriente.» «Pensi che sia una di loro?» chiese il più basso dei due a voce bassa. Abbassai la testa. «Huh,» disse il più alto, «Forse. Non posso immaginare a cosa possa servire qui intorno un giubbotto antiproiettile da quattromila libbre e il vetro antimissile.» Giubbotto antiproiettile. Quattromila libbre di giubbotto antiproiettile. E il vetro a prova di missili? Carino. Che cosa era successo ai vecchi antiproiettili? Bè, almeno aveva un pò di senso - se avevi uno spiccato senso dell’umorismo. Non era che non mi fossi aspettata che Edward traesse vantaggio dal nostro accordo, gravando sulla sua parte così da poter dare di più di quando non avesse ricevuto. Avevo accettato così che lui potesse sostituire il mio furgone quando fosse stato necessario, ignorando che quel momento sarebbe arrivato molto presto, naturalmente. Quando fui costretta ad ammettere che il mio pick-up non era diventato altro che una natura morta in tributo alla Chevrolet nel mio spiazzo davanti a casa, capii che l’idea della sostituzione mi avrebbe probabilmente imbarazzata. Mi avrebbe fatta concentrare sugli sguardi e sui sussurri. Avevo ragione per quanto riguardava quello. Ma nemmeno nei miei pensieri più oscuri potevo prevedere che Edward mi avrebbe comprato due macchine. La macchina “per prima”. Mi disse che era solo un prestito e mi promise che l’avrebbe riconsegnata dopo il matrimonio. Non aveva alcun senso per me. Fino a quel momento. Ha ha. Poiché ero un’umana così fragile, così tendente ad avere incidenti, cos vittima della mia stessa sfortuna, apparentemente avevo bisogno in una macchina resistente ad un carro armato per tenermi salva. Spiritoso. Ero sicura che lui e suo fratello si fossero divertiti parecchio per questa presa in giro alle mie spalle. O forse, solo forse, una voce leggera sussurrava nella mia testa, non era solo presa in giro, sciocca. Forse era davvero preoccupato per te. Non sarebbe stata la prima volta che Edward esagerasse tentando di proteggerti. Sospirai. Non avevo ancora visto la macchina “per dopo”. Era nascosta sotto un lenzuolo nell’angolo più remoto del garage dei Cullen. Probabilmente non era un giubbotto antiproiettile - perché non ne avrei avuto bisogno durante la nostra luna di miele. La futura indistruttibilità era uno dei tanti benefici che non vedevo l’ora di avere. I migliori vantaggi di essere un Cullen non erano macchine costose o impressionanti carte di credito. «Hey.» mi chiamò l’uomo più alto, con le mani a coppa sul vetro nel tentativo di guardare dentro. «Noi abbiamo finito. Grazie mille.» «Si figuri.» replicai, e mentre accendevo il motore e abbassavo -mai così lievemente- il pedale in basso mi innervosii. Non importava quante volte avrei guidato per le strade familiari verso casa, ancora non riuscivo a far sparire i volantini bagnati di pioggia nello sfondo. Ognuno di essi, spillato ai pali del telefono e attaccato con il nastro adesivo ai cartelli stradali, era come uno schiaffo sulla mia faccia. Uno schiaffo sulla faccia ben meritato. La mia mente fu aspirata indietro nel pensiero. L’avevo interrotto subito prima. Non potevo evitarlo percorrendo quella strada. Non con le immagini del mio meccanico preferito che mi apparivano davanti ad intervalli regolari. Il mio migliore amico. Il mio Jacob. I cartelli con scritto AVETE VISTO QUESTO RAGAZZO? non erano stati ideati dal padre di Jacob. Era stato mio padre, Charlie, ad aver stampato i volantini e ad averli sparsi per tutta la città. E non solo a Forks, ma anche a Port Angeles, Sequim, Hoquiam e Aberdeen e in ogni città della Penisola Olimpica. Si era anche assicurato che ogni centrale di polizia dello stato di Washington avesse gli stessi volantini appesi sul muro. La sua centrale aveva un’intera tavola di sughero che serviva per la ricerca di Jacob. Una tavola di sughero che era quasi vuota, il che era motivo della sua frustrazione e della sua delusione. Mio padre era deluso non solo per la mancanza di risposte. Per di più era deluso con Billy, il padre di Jacob -e l’amico più caro di Charlie. Per il non essere coinvolto nella ricerca del suo fuggitivo sedicenne da parte di Billy. Per il rifiuto di Billy di mettere i volantini a La Push, la riserva sulla costa che era la casa di Jacob. Per la sua rassegnazione alla scomparsa di Jacob, come se non ci fosse stato niente che potesse fare. Per le sue parole, «Jacob è cresciuto adesso. Tornerà a casa quando vorrà.» Ed era frustato con me perchè ero dalla parte di Billy. Nemmeno io non avrei messo i manifesti. Perché sia io che Billy sapevamo dov’era Jacob, approssimativamente, e sapevamo anche che nessuno l’aveva visto. I volantini crearono il solito nodo alla gola, le solito lacrime pungenti sui miei occhi, e fui grata che Edward fosse via per la caccia quel Sabato. Se Edward avesse visto la mia reazione, mi avrebbe solo fatto sentire peggio. Naturalmente il Sabato portava svantaggi. Non appena svoltai lentamente e cautamente nella mia via, vidi la macchina della polizia di mio padre nella strada di casa nostra. Aveva saltato la pesca anche oggi. Era sempre imbronciato per il matrimonio. Così non potevo usare il telefono dentro casa. ;a dovevo chiamare… Parcheggiai nello spiazzo vicino alla scultura della Chevrolet e tirai fuori da uno degli scompartimenti il cellulare che Edward mi aveva dato per le emergenze. Composi il numero, tenendo il mio dito sul tasto rosso mentre il telefono squillava. Solo nel caso. «Pronto?» rispose Seth Cleahwater, e sospirai sollevata. Ero troppo codarda per parlare con la sua sorella maggiore, Leah. La frase “staccami la testa” non era solo un modo di dire se si trattava di Leah. «Ciao Seth, sono Bella.» «Oh, ciao Bella! Come va?» Confusa. Disperata per essere rassicurata. «Bene.» «Hai chiamato per un aggiornamento?» «Sei un indovino.» «Non molto. Non sono Alice - sei tu che sei prevedibile.» mi prese in giro. Nel gruppo dei Quileute di La Push solo Seth riusciva a chiamare i Cullen con il loro nome, e tanto meno di ridere a proposito della mia quasi onnisciente futura sorellastra. «Lo so che lo sono.» esitai per un minuto. «Come sta?» Seth sospirò. «Come al solito. Non vuole parlare, anche se sappiamo che ci sente. Sta tentando di non pensare come un umano, capisci. Vuole solo seguire gli istinti.» «Sai dov’è adesso?» «Da qualche parte nel nord del Canada. Non posso dirti in quale provincia. Non fa molto caso ai confini nazionali.» «Qualche indizio che potrebbe…» «Non tornerà a casa,Bella. Mi dispiace.» Inghiottii a fatica. «Va tutto bene, Seth. Lo sapevo già da prima di chiederelo. Non posso fare a meno di sperarci.» «Sì. La pensiamo tutti così.» «Grazie per sopportarmi, Seth. So che gli altri stanno passando un brutto momento.» «Non sono i tuoi più grandi fan.» concordò, allegro. «Sono ingenui, almeno credo. Jacob ha fatto le sue scelte, tu le tue. Jake non ama il loro comportamente riguardo a questo. Ovviamente non è certo eccitato dal fatto che tu lo continui a cercare.» Boccheggiai. «Pensavo non ti parlasse?!» «Non può nascondersi da noi, anche se ci sta provando.» E così Jacob sapeva che ero preoccupata. Non ero certa di come dovevo sentirmi a proposito. Almento sapeva che non ero scomparsa all’orizzonte e che l’avevo dimenticato totalmente. Doveva aver pensato che ero capace di fare una cosa simile. «Immagino che ci vedremo al…matrimonio.» dissi, facendo uscire la parola con sforzo dai miei denti. "sì, mia madre ed io ci saremo. E' stato carino da parte tua invitarci" Sorrisi all'entusiasmo della sua voce. Sebbene invitare i Clearwaters fosse stata un'idea di Edward, ero grata che ci avesse pensato. Avere Seth là sarebbe stato carino -- un collegamento tenue, al mio testimone mancante. "Non sarebbe lo stesso senza di voi" "Salutami Edward, ok?" "Certo". Scossi la testa. L'amicizia che era scaturita tra Edward e Seth era qualche cosa che ancora faceva trasalire la mia mente. Era una prova, tuttavia, che le cose non dovevano essere così. Che licantropi e vampiri potevano andare d'accordo più che bene, grazie mille, se fossero stati tutti di quell'idea. Non a tutti piaceva quell'idea. "Ah", disse Seth, la sua voce si alzo di un'ottava. "Er, la casa di Leah." "Oh! Ciao!" il telefono si fece muto. Io lo lasciai sul sedile e mi preparai mentalmente ad entrare a casa, dove Charlie stava aspettando. Il mio povero papà aveva così tanto con cui vedersela in questo momento. Jacob-il fuggitivo era solo uno dei pesi sulle sue sovraccariche spalle.
Era piuttosto preoccupato per me, la sua figlia appena maggiorenne che stava quasi per divenire una signora da lì a pochi giorni. Attraversai lentamente la pioggia leggera, mentre ricordai la notte in cui glielo avevamo detto... Mentre il rumore dei passi di Charlie ne annunciavano il ritorno, l'anello pesò improvvisamente cento libbre sul mio dito. Volevo spingere la mia mano sinistra in una tasca, o forse sedermici sopra, ma Edward mi afferrò con una presa ferma e lo mantenne davanti e al centro. "Smetti di agitarti, Bella. Per favore tenta di ricordare che non stai confessando un omicidio qui." "fai presto a dirlo tu" Io ascoltai il suono di malaugurio degli stivali di mio padre camminare sul pianerottolo. La chiave girò nella porta già aperta. Il suono mi ricordò quella parte del film quando la vittima realizza di aver dimenticato di chiudere a chiave la serratura... "Calmati, Bella", Edward bisbigliò, ascoltando l'accelerazione del mio cuore. La porta sbattè contro il muro, ed io mi ritirai come fossi stata scoperta. "Hey Charlie" Edward lo salutò completamente rilassato. "No" bisbigliai con un filo di voce. "Cosa?" Edward bisbigliò di nuovo. "Aspetta fino a che riponga la sua pistola!" Edward ridacchiò e passò la mano libera tra i suoi capelli di bronzo in disordine. Charlie uscì dall'angolo, ancora nella sua uniforme, ancora armato, e tentò di non assumere alcuna espressione mentre ci guardava di tanto in tanto seduti nel nostro angolo d'amore. Ultimamente, ce la stava mettendo tutta sforzandosi di farsi piacere di più Edward. Ovviamente, questa rivelazione stava per porre di certo fine a quello sforzo, immediatamente. "Hey ragazzi. che si dice?" "Vorremmo parlarti" disse Edward "abbiamo buone notizie" L'espressione di Charlie passò dalla cordialità tesa all'oscuro sospetto in un secondo. Buone notizie?" Charlie ringhiò, guardando diritto verso di me. "Siediti papà" Lui sollevò un sopracciglio, mi fissò per cinque secondi poi inciampò alla sedia reclinabile e si sedette, dritto sulla schiena. Non pensare chissà cosa", dissi dopo un momento di silenzio denso. "E' tutto ok." Edward fece una smorfia, ed io seppi che era in obiezione alla parola "ok" . Lui probabilmente avrebbe usato qualche cosa più come "meraviglioso" o "perfetto" o "glorioso." "Certo, tutto ok , Bella, certo che lo è! Se tutto va così alla grande, perché stai gocciando di sudore?" "Io non sto gocciolando di sudore!", mentii. Mi sottrassi al suo cipiglio fiero, rannicchiandomi contro Edward, e mi passai istintivamente il dorso della mia mano destra sulla mia fronte per rimuovere le prove. "Sei incinta!" Charlie esplose "sei incinta vero?" Sebbene la domanda probabilmente fosse diretta a me, stava folgorando Edward in quel momento e potrei giurare che vidi la sua mano contorcersi verso la pistola. "No! certo che non lo sono!" Volevo prendere a gomitate Edward nelle costole, ma sapevo che quella mossa mi avrebbe procurato solo un livido. Avevo detto ad Edward che le persone sarebbero saltate immediatamente a questa conclusione! Per che altra possibile ragione le persone sane avrebbero progettato di sposarsi a diciotto anni? (La sua risposta mi fece alzare girare gli occhi). Di solito era ben evidente sul mio viso quando dicevo la verità, e lui ora mi credeva. "Oh. scusa..." "Scuse accettate." Ci fu una lunga pausa. Dopo un momento realizzai che tutti stavano aspettando che dicessi qualcosa.Guardai Edward, in preda al panico. Non c'era alcuna possibilità che riuscissi a dire qualcosa. Lui mi sorrise, poi raddrizzò le sue spalle e si rivolse a mio padre. "Charlie, comprendo di non aver fatto le cose in ordine. Tradizionalmente, avrei dovuto chiedere prima a te. Non intendo mancarti di rispetto, ma siccome Bella ha già detto di sì ed io non voglio scemare la sua scelta in questa questione, invece di chiederti la sua mano, ti sto chiedendo la tua benedizione. Noi ci sposiamo, Charlie. Io l'amo più di qualsiasi cosa al mondo, più della mia stessa vita e, per qualche miracolo, anche lei mi ama allo stesso modo. Ci darai la tua benedizione?" Lui sembrò così sicuro, così calmo. Per solo un istante, ascoltando la sicurezza assoluta nella sua voce, sperimentai un momento raro di acume. Potevo vedere, fugacemente il modo in cui il mondo guardava lui. Per la lunghezza di un battito cardiaco, queste notizie ebbero perfettamente senso. E poi mi accorsi dell'espressione sul viso di Charlie, i suoi occhi ora erano inchiodati sull'anello. Trattenni il respiro mentre la sua pelle cambiava colorito, da normale a rosso, da rosso a porpora, da porpora a blu, cominciai ad allarmarmi. Non sono sicura di come stessi pianificando di agire, usare la mossa di Heimlich per assicurarmi che non stesse soffocando. ma Edward strinse la mia mano e mormorò "Concedigli un minuto" così piano che solamente io riuscii a sentire.?Il silenzio durò molto più lungo questa volta. Poi, gradualmente, ombra dopo ombra, il colore di Charlie tornò normale. Le sue labbra si incresparono, ed i suoi sopraccigli si corrugarono ; Io riconobbi la sua "intento in un pensiero" espressione. Ci studiò per un lungo momento, ed io sentii Edward rilassarsi al mio fianco. "Credo di non essere molto sorpreso",borbottò Charlie. "Sapevo che avrei dovuto fare i conti abbastanza presto con qualche cosa del genere." Io esalai. "Ne sei sicura?" Charlie richiese, fissando me. "Io sono certa al cento per cento di Edward", gli dissi senza battere ciglio. "Di sposarti, quindi? Che fretta c'è?" Mi guardò di nuovo sospettoso. La fretta era dovuto al fatto che io mi avvicinavo ai diciannove anni ogni schifoso giorno, mentre Edward restava congelato in tutta la sua perfezione di diciassettenne. Non che associassi questo fatto al matrimonio, ma il matrimonio era una richiesta tassativa al delicato e articolato compromesso che Edward ed io avevamo fatto arrivare a questo punto, il margine di qualunque trasformazione da mortale ad immortale.
Queste non erano cose che potevo spiegare a Charlie. "Ce ne andremo a Darthmouth insieme in autunno, Charlie," Gli ricordò Edward " Mi piacerebbe farlo , beh, nel modo giusto, E' come sono stato cresciuto." Alzò le spalle. Non stava realmente esagerando; erano stati dei sostenitori dei vecchi valori durante la prima Guerra Mondiale. La bocca di Charlie si piegò da un lato. Cercando un motivo per cui poter discutere. Ma cosa avrebbe potuto dire? Preferirei che viveste nel peccato prima? Lui era un papà; aveva le mani legate. "Lo sapevo che stava per succedere", lui mormorò fra sè, aggrottando le ciglia. Poi, improvvisamente, la sua faccia si fece perfettamente calma e inespressiva. "Papà?"Lo chiamai ansiosa, gettai uno sguardo ad Edward, ma non riuscivo a leggere la sua espressione, o la maniera in cui lui guardava Charlie. "Ah!!" Charlie esplose. Io saltai sul mio posto. " Ah!, ah!, ah!!" Fissai incredula Charlie ridere sempre di più, tutto luccicare gli occhi di amore. Lo sguardo torvo di Charlie si rischiarì. Fissai incredula Charlie ridere sempre di più, il suo corpo si scuoteva mentre rideva. Guardai Edward per avere una traduzione, ma Edward aveva le labbra chiuse ermeticamente, come se stesse tentando di trattenere una risata. "Ok bene", Charlie crollò. "Sposatevi." Un altro rotolo di risata lo scosse."Ma...." "Ma cosa?" domandai. "Ma devi dirlo tu alla mamma! Non dirò una parola a Renee! Sta a voi!" scoppiò in forti risate sguaiate. Feci una pausa con la mano posata sul pomello, sorridendo. Sicuro, per questa volta, le sue parole mi avevano terrorizzato. L'ultimo decreto; dirlo a Renée. Il matrimonio precoce occupava nella lista del suo quaderno nero, un posto più alto anche rispetto a bollire cuccioli vivi. Chi avrebbe potuto prevedere la sua risposta? Non io. Certamente non Charlie. Forse Alice, ma io non avevo pensato di chiedere a lei. "Bene, Bella", aveva detto Renée dopo che avevo preso fiato e avevo balbettato le parole incredibili: "Mamma, io sto per sposare Edward." "Sono un pochino infastidita dal fatto che tu abbia aspettato così a lungo a dirmelo. Solo i biglietti aerei diventaranno più costosi. Ooohh.," cominciava ad agitarsi, "pensi che Phil si sarà tolto il gesso per allora? rovinerà le fotografie se non sarà in un smoking - " "Frena, mamma." dissi sbalordita. "Che intendevi dire con aspettato così a lungo? mi sono..." - non mi riusciva di tirar fuori la parola fidanzata - ,abbiamo deciso, beh sai, oggi." "Oggi? Sul serio? Che sorpresa. Io credevo...- "che cosa hai creduto? Che cosa hai creduto? "Beh, quando sei venuta a farmi visita ad aprile, sembrava che le cose fossero già piuttosto messe insieme, se capisci quello che io voglio dire. Non sei molto difficile da leggere, tesoro. Ma io non dissi nulla perché sapevo che non avrebbe portato a nulla di buono. Sei esattamente come Charlie." sospirò, rassegnata. "Una volta che decidi, non c'è alcuna possibilità di ragionare con te. E di sicuro, proprio come Charlie, resti attaccata alle tue ragioni." "Non stai commettendo i miei errori, Bella. Mi sembra che tu sia scioccamente spaventata, ed penso che sia perchè hai paura di me." Stava ridendo divertita. "Di quello che penserò. Ed so di aver detto molte cose sul matrimonio e sulla stupidità-e non me lo sto rimangiando- ma tu hai bisogno di comprendere che quelle cose si riferivano esplicitamente a me. tu sei una persona completamente diversa da me. Fai il tuo genere di errori, e sono sicura che avrai la tua parte di rimpianti nella vita. Ma l'impegno non è mai stato il tuo problema, tesoro. Tu hai più probabilità di far funzionare le cose della maggior parte dei quarantenni che conosco." Renée stava ridendo di nuovo. "La mia piccola bambina già grande. Fortunatamente, sembra che tu abbia trovato un'altra anima adulta." "Non sei...arrabbiata? Non pensi che stia commettendo un colossale errore?" "Bhe certo avrei preferito che avessi aspettato qualche altro anno. Voglio dire ti sembro abbastanza vecchia per diventare una suocera? Non rispondermi. Questo non riguarda me , riguarda te. Sei felice?" "Sì, ma.." "Vorrai mai qualcun altro?" "no, ma.." "Ma, cosa?" "Ma non stai per dire che sono esattamente come ogni altra adolescente infatuata dall'alba dei tempi?" "Non sei mai stata un'adolescente, tesoro. Sai cosa è meglio per te." Durante quelle ultime poche settimane, Renee si immerse inaspettatamente nei preparativi per il matrimonio. Ogni giorno passava ore al telefono con la madre di Edward, Esme- nessuna preoccupazione sul se i suoceri vadano daccordo. Renee adorava Esme, ma d'altra parte non avevo dubbi sul fatto che chiunque avrebbe risposto in quel modo alla mia adorabile quasi suocera. Mi tagliarono fuori. La famiglia di Edward e la mia famiglia stavano prendendosi cura delle nozze insieme, senza bisogno che io mi stancassi a fare , sapere o pensare troppo riguardo il tutto. Charlie era furioso, chiaramente, ma la parte positiva era che lui non era furioso con me. Renée era la traditrice. Lui aveva contato su di lei perchè facese la parte della cattiva. Cosa poteva fare ora, quando la sua ultima minaccia, dirlo a mamma, era risultata essere improvvisamente un buco nell'acqua? Non gli restava altro, e lo sapeva. Quindi girovagava in giro per casa, mentre mormorava frasi sul non essere in grado di fidarsi di nessuno a questo mondo... "Papà?" chiamai mentre aprii la porta si casa. "Sono a casa." "Aspetta un attimo, Bells, resta lì." "huh?" Chiesi, fermandomi automaticamente. "dammi un secondo. Oh! mi hai incastrato, Alice." Alice? "Scusa, Charlie", la voce melodiosa di Alice rispose, "Come va?" "Ci sto sanguinando sopra." "Stai bene. Abbia fiducia in me." "Che sta succedendo?" chiesi, esitando sull'entrata. "Trenta secondi, per favore Bella", Alice mi disse. "La tua pazienza sarà ricompensata." "uffa!",aggiunse Charlie. mi misi in marcia, contando ogni colpo prima di arrivare al nostro soggiorno. "Oh", bisbigliai. "wow. Papà. Sembri -" "Sciocco?" Charlie interruppe. "Stavo pensando più a 'cordiale'" Charlie arrossì. Alice prese il suo gomito e lo accompagnò in un giro su se stesso lento per mostrare lo smoking grigio e pallido. "Ora me lo tolgo, Alice. Sembro un idiota." "Nessuno vestito da me è mai sembrato un idiota." "Ha ragione, Papà. sei favoloso! Quale è l'occasione? Alice alzò gli occhi. "È la prova generale del vestito. Per tutti e due." Distolsi il mio sguardo fisso dall' insolitamente elegante Charlie per la prima volta e vidi il temuto vestito bianco nella custodia posato con cura sul divano. "Aaah." "Va nel tuo nido felice, Bella. Non ci vorrà molto tempo." Presi un respiro profondo e chiusi i miei occhi. Tenendoli chiusi, inciampai come al mio solito salendo le scale che portavano alla mia camera.Mi spogliai e restai in biancheria intima e tenni le braccia diritte aperte in fuori. "Penseresti che ti voglia spingere arnesi per fendere il bambù sotto le tue unghie", Alice mormorò tra sè mentre mi seguiva in camera. Non le prestai alcuna attenzione. Io ero nel mio luogo felice. Nel mio luogo felice, la confusione del matrimonio era completamente svanita, finita.Alle mie spalle. Già repressa e dimenticata. Eravamo soli, solo Edward ed io. Lo scenario era confuso e in continuo cambiamento, che spaziava dalla foresta nebbiosa alla nuvole, dalla città coperta di nubi alla notte artica, perché Edward stava tenendo l'ubicazione della nostra luna di miele un segreto per sorprendermi. Ma io non ero interessata in modo particolare riguardo al "dove". Edward ed io eravamo insieme, ed io avrei adempiuto perfettamente alla mia parte del nostro compromesso. Lo avrei sposato. Che era la parte più impegnativa. Ma avevo accettato anche tutti i suoi regali oltraggiosi mi ero iscritta, per quanto futilmente, per frequentare l'Università di Dartmouth in autunno. Ora toccava a lui. Prima di trasformarmi in un vampiro, la sua grande concessione, lui aveva un'altra condizione essenziale di cui doveva tener conto. Edward aveva una maniera ossessiva di preoccuparsi riguardo alle cose umane che io avrei abbandonato, le esperienze che lui non voleva perdessi. Ma c'era solamente un'esperienza a cui non avrei rinunciato. Ovviamente lui era l'unico che desiderava me ne dimenticassi. Tuttavia, le cose stavano così. Sapevo cosa sarei diventata quando tutto sarebbe finito. Io avevo visto vampiri "appena nati" di prima mano, ed avevo sentito tutte le storie della mia futura famiglia circa quei primi giorni selvatici. Per molti anni, il tratto più accentuato della mia personalità sarebbe stata la "sete". Ci sarebbe voluto un pò di tempo prima che potessi essere di nuovo me stessa. Ed anche quando avrei ripreso il controllo di me stessa, non mi sarei mai sentita esattamente nel modo in cui mi sentivo ora. Umana e appassionatamente innamorata. Volevo l'esperienza completa prima di scambiare il mio caldo, fragile corpo, trivellato da feromoni con qualcosa di bello, difficile... ed ignoto. Volevo una vera luna di miele con Edward. E, a dispetto del pericolo in cui lui temeva questo mi avrebbe messa, era stato d'accordo a tentare. Ero solo vagamente consapevole di Alice e dello infilare e scivolare del raso sulla mia pelle. Non mi interessava, per il momento, che l' intera città stesse parlando di me. Non pensavo allo spettacolo di cui avrei dovuto essere protagonista da lì a pochissimo tempo. Non mi preoccupavo di inciampare lungo il mio cammino o di ridere scioccamente al momento sbagliato o di essere troppo giovane o del pubblico che mi fissava e nemmeno del posto vuoto dove avrebbe dovuto essere il mio migliore amico. Ero con Edward nel mio luogo felice. Non so se sia vero o meno ma questo è il Secondo Capitolo "Mi manchi già" "Non devo andare per forza...posso restare" "Mmm" Ci fu silenzio per un pò, solo il battito del mio cuore martellava, il ritmo spezzato del nostro respiro irregolare, e il sospiro delle nostre bocche che si muovevano in sincronia. Qualche volta era così facile dimenticare che stessi baciando un vampiro. Non perché lui sembrava comune o ordinario - non avrei mai potuto dimenticare per un secondo che stessi tenendo qualcuno più angelo che umano nelle mie braccia - ma perché lui faceva sembrare quasi niente che avesse le sue labbra attaccate alle mie, alla mia faccia, alla mia gola. Disse che era passata da molto la tentazione provocata dal mio sangue su di lui, che l'idea di perdermi lo avrebbe curato da ogni desiderio per ciò. Ma sapevo che l'odore del mio sangue causava in lui dolore - e bruciava ancora la sua gola come se stesse inalando delle fiamme. Ho aperto gli occhi ed ho visto che anche i suoi erano aperti e mi guardavano anche. Non aveva senso quando mi guardava in quel modo. Come se io fossi il premio piuttosto che la fortunata vincitrice oltraggiosa. I nostri sguardi si catturarono a vicenda; i suoi occhi dorati erano cosi profondi che immaginavo potessi vedere la sua anima. Sembrava veramente sciocco che ciò - l'esistenza della sua anima - fosse mai stato in questione, anche se lui era un vampiro. Aveva la più bella anima, più bella della sua brillante mente o della sua incomparabile faccia o del suo glorioso corpo. Mi guardò come se vedesse la mia anima, e come se gli piacesse ciò che guardava. Però non riusciva a vedere nella mia mente, come guardava in quella di tutti gli altri. Chi lo sa perchè - qualche cosa nel mio cervello lo rendesse immune a tutte le cose straordinarie e pericolose che gli immortali potevano fare. (Solamente la mia mente era immune, il mio corpo era ancora soggetto ai vampiri con abilità che funzionavano in altri modi di quelle di Edward). Ma ero seriamente grata a qualsiasi malfunzione che teneva i miei pensieri segreti. Era troppo imbarazzante considerare l'alternativa. Tirai il suo volto verso il mio, di nuovo. "Resto" mormorò un istante dopo. "No. E' il tuo addio al celibato. Devi andarci" Dissi quelle parole, ma le dita della mia mano destra si intrecciavano nei suoi capelli bronzi, quella sinistra pressava più duramente contro i suoi reni. Le sue fredde mani mi accarezzavano il volto. "Gli addii al celibato sono adatti a quelli che sono tristi nel vedere il trascorrere dei loro singoli giorni. Non potrei essere più entusiasta di avere i miei dietro di me. Perciò non c'è motivo" "Vero" respirai contro la fredda pelle della sua gola. Era quasi il mio posto felice. Ovviamente Charlie dormiva nella sua camera, che era quasi buono quasi come essere soli. Eravamo rannicchiati sul mio piccolo letto, tanto attorcigliati quanto possibile, considerano il pesante afgano in cui era avvolta come un bozzolo. Odiavo il bisogno della coperta, ma in qualche modo rovinava il rapporto romantico quando i miei denti cominciavano a battere. Charlie se ne sarebbe accorto se io sentivo caldo in agosto... Al meno, se io dovevo essere legata, la camicia di Edward stava sul pavimento. Non mi sono mai ripreso dallo shock di come fosse perfetto il suo corpo - bianco, freddo e pulito come il marmo. Facevo scorrere le mie mani sul suo petto di pietra proprio in quell'istante, tracciando sui suoi lisci piani dello stomaco, così meravigliosi. Un leggero brivido gli passò attraverso, e la mia bocca trovò la mia di nuovo. Attentamente, feci toccare la punta della mia lingua contro la sua bocca liscia come il ghiaccio, e sospirò. Il suo dolce respiro - freddo e delizioso - strisciò il mio volto. Iniziò ad allontanarsi - la sua risposta automatica quando pensava che le cose stessero andando troppo veloci, la sua reazione di riflesso quando voleva continuare ad andare. Edward aveva trascorso la maggior parte della sua vita a rifiutare qualsiasi gesto di gratificazione fisica. Sapevo che era terrificante per lui cercare di cambiare queste abitudini, ora. "Aspetta" dissi, prendendo le sue spalle e avvicinandomi dolcemente a lui, sempre più vicina. Avvicinai una gamba alla sua vita. "Sbagliando s'impara". Lui rise. "Beh, allora dovremmo essere abbastanza vicini alla perfezione a questo punto, giusto? Hai per caso dormito nell'ultimo mese?" "Ma questa è la prova generale" gli ricordai "ed abbiamo provato solo alcune scene. Non è il momento di giocare sul sicuro" Pensavo che avrebbe riso, ma non rispose, e il suo corpo era inerte con improvvisa tensione. L'oro nei suoi occhi sembrava sembrava indurire da liquido a solido. Ripensavo alle mie parole, e realizzai cosa aveva sentito in esse. "Bella..." sospirò. "Non ricominciare" dissi. "Un patto è un patto" "Non lo so. E' troppo difficile concentrarsi quando tu stai con me come ora. "Non riesco a pensare efficacemente. Non riuscirò a controllarmi. Ti farai male" "Starò bene" "Bella..." "Shh!" appoggiai le mie labbra alle sue per fermare il suo attacco di panico. L'avevo sentito prima. Stava mantenendo il patto. Non dopo aver insistito che lo sposerò prima. Mi baciò per un istante, ma potevo dire che non c'era dentro come prima. Preoccupante, sempre preoccupante. Come sarebbe diverso se non si dovesse più preoccupare di me? Cosa farebbe durante tutto il suo tempo libero? Dovrebbe trovarsi un nuovo hobby. "Come sono i tuoi piedi?" chiese. Sapendo che non intendeva ciò letteralmente, risposi: "Caldi e confortevoli" "Vero? Nient'altro? Non è troppo tardi per cambiare idea" "Stai cercando di lasciarmi?" Rise. "Mi volevo solo rassicurare. Non voglio che tu faccia qualcosa di cui non ne sei sicura" "Ne sono sicura. Fino a che vivrò" Lui esitò e mi chiedevo se lo avrei fatto sentire in imbarazzo di nuovo. "Ci riesci?" chiese con pazienza. "Non intendo il matrimonio - e sono positivo che tu sopravviverai nonostante i tuoi rimorsi - ma dopo...che ne sarà di Renée, e di Charlie?" Sospirai. "Mi mancheranno". Peggio, io mancherò a loro, ma non volevo stimolarlo. "Angela, Ben, Jessica e Mike" "Mi mancheranno anche i miei amici" sorrisi nell'oscurità. "Soprattutto Mike. Oh, Mike! Come potrò continuare?" Ruggì. Risi ma poi divenni seria. "Edward, lo abbiamo superato e superato. So che sarà dura, ma è ciò che voglio. Voglio tu, e ti voglio per sempre. Una vita intera non è abbastanza per me" "Bloccata per sempre a diciotto anni" sospirò. "Il sogno di ogni donna si avvera" beffeggiai. "Niente cambiamenti..." "Che significa?" Chiese lentamente. "Ricordi quando abbiamo detto a Charlie che ci stavamo per sposare? E pensava che tu fossi...incinta?" "E pensava di spararti" immaginai con una risata. "Ammettilo - per un secondo ha considerato l'idea" Non rispose. "Cosa, Edward?" "Vorrei solo...beh, vorrei che tutto fosse ok" "Gah" sospirai. "In più c'era qualche posto in cui sarebbe potuto stare. Avevamo quel tipo di potenziale. Odio sottrarti ciò da te" Mi ci volle un minuto. "So cosa faccio" "Come puoi saperlo, Bella? Guarda mia madre, mia sorella. Non è così facile un sacrificio come immagini" "Esme e Rosalie se la cavano bene. Se poi diventerà un problema, potremmo fare ciò che Esme ha fatto...un'adozione" Sospirò, e poi la sua voce fu feroce. "Non è giusto! Non voglio che tu debba fare sacrifici per me. Voglio darti cose, non sottrartele. Non voglio rubare il tuo futuro. Se fossi umano..." Appoggiai la mia mano sopra le sue labbra. "Tu sei il mio futuro. Ora basta. Non essere più depresso o chiamerò i tuoi fratelli per venirti a prendere. Forse hai bisogno di un addio al celibato" "Mi dispiace. Sono depresso, vero. Devono essere i nervi" "I tuoi piedi sono freddi?" "Non in quel senso. Aspetto da tanto tempo di sposarti, Miss Swan. La cerimonia del matrimonio è l'unica cosa che non so aspettare..." si fermò. "Oh, per tutti i santi!" "Che c'è?" Serrò i denti. "Non devi chiamare i miei fratelli. Veramente Emmett e Jasper non mi faranno ritirare questa notte" Lo afferrai più vicino per un secondo e poi lo rilasciai. Non stavo pregando per vincere un tiro alla fune con Emmett. "Divertiti" Ci fu un urlo verso la finestra - qualcuno stava volutamente raschiando le proprie unghia argentee lungo il vetro per fare un orribile rumore che ti faceva accapponare la pelle. Rabbrividii. "Se non fai uscire Edward" Emmett - ancora invisibile nella notte - sibilò minacciosamente "lo seguiremo!" "Và" risi. "Prima che irrompano nella mia casa" Edward roteò gli occhi, ma si rimise in piedi in un istante e prese la sua camicia. Si avvicinò e mi diede un bacio sulla fronte. "Vai a dormire. Avrai un grande giorno domani" "Grazie! Questo mi aiuterà di certo a calmarmi" "Ci vedremo all'altare" "Sarò quella in bianco" sorrisi a come sembravo così perfettamente apatica. Rise e disse. "Molto convincente" e poi improvvisamente si accovacciò, i suoi muscoli si muovevano come una molla. Svanì - lanciandosi fuori dalla mia finestra troppo velocemente affinché i miei occhi lo seguissero. Fuori, ci fu un attutito rumore, e sentii Emmett imprecare. "Fareste meglio a non fargli far tardi" mormorai, sapendo che potevano sentirmi. E poi il volto di Jasper stava scrutando nella mia finestra e i suoi capelli argentei nella debole luce della luna si intravedevano attraverso le nuvole. "Non preoccuparti, Bella. Lo porteremo a casa in tempo" Ero improvvisamente molto calma, e i miei rimorsi sembravano banali. Jasper era, a modo suo, tanto talentuoso quanto Alice con le sue accurate predizioni. Il mezzo di Jasper erano gli umori piuttosto che il futuro, ed era impossibile non provare ciò che lui voleva che tu provassi. Mi sedetti goffamente, ancora annodata nella mia coperta. "Jasper? Cosa fanno i vampiri agli addii al celibato? Non lo porterai in uno strip club, vero?" "Non dirle niente!" Emmett ruggì da sotto: Ci su un altro rumore, e Edward rise tranquillamente. "Rilassati" mi disse Jasper - e lo feci. "Noi Cullen abbiamo la nostra versione. Solo un pò di montagne di leoni, un paio di orsi grizzly. Piuttosto una serata molto insolita" Mi chiedevo se sarei mai stata capace di sembrare così cavaliera nella dieta "vegetariana" dei vampiri. "Grazie, Jasper" Strizzò l'occhio e sparì dalla vista. C'era completamente silenzio là fuori. Il russare imbavagliato di Charlie erano udibili dai muri. Giacqui contro il mio cuscino, addormentandomi. Guardai i muri della mia piccola stanza, bianchi al chiaro di luna, da sotto le mie pesanti palpebre. La mia ultima notte nella mia camera. La mia ultima notte come Isabella Swan. La notte successiva, sarei stata Bella Cullen. Sebbene tutta la questione del matrimonio fosse una spina nel mio fianco, dovetti ammettere che mi piaceva. Lasciai vagare oziosamente la mia testa per un istante, aspettando che il sonno mi prendesse. Ma, dopo un pò di minuti, mi ritrovai più sveglia, agitandomi sul mio stomaco, girandomi in posizioni non confortevoli. Il letto sembrava molto soffice, troppo caldo senza Edward dentro. Jasper era oramai andato, e tutte le emozioni rilassanti e belle erano andate con lui. Stava per essere un lungo giorno domani. Ero consapevole che la maggior parte delle mie paure fossero sciocche - mi dovevo solamente riprendere. L'attenzione era una parte inevitabile della vita. Non potevo sempre mescolarla con lo scenario. Comunque avevo alcune specifiche preoccupazioni che erano completamente valide. Prima di tutto c'era lo strascico del vestito da sposa. Alice aveva fatto dominare il suo senso artistico su ciò. Sembrava impossibile fare manovra sulle scale dei Cullen sui tacchi. Avrei dovuto esercitarmi. E poi c'era la lista degli invitati. La famiglia di Tanya, il clan Denali, sarebbero arrivati in qualsiasi momento prima della cerimonia. Sarebbe stato veramente toccante avere la famiglia di Tanya nella stessa stanza con gli invitati dalla parte dei Quileute, il padre di Jacob e i Clearwater. I Denali non erano ottimi amici con i lupi mannari. Di fatti, la sorella di Tanya, Irina, non sarebbe venuta per niente al matrimonio. Nutriva ancora vendetta per i lupi mannari che hanno ucciso il suo amico Laurent (proprio mentre stava per uccidere me). Grazie a quei rancori, i Denali avevano abbandonato la famiglia di Edward nel peggior momento del bisogno. Era stata la improbabile alleanza con i lupi Quileute che avevano salvato tutte le nostre vite quando il branco di vampiri neonati aveva attaccato... Edward mi aveva promesso che non sarebbe stato pericoloso avere i Denali accanto ai Quileute. Tanya e tutta la sua famiglia - tranne Irina - si sentiva terribilmente in colpa per quell'abbandono. Un armistizio con i lupi mannari era un piccolo prezzo per ricompensare del debito, un prezzo che si stavano preparando a pagare. E quello era il grosso problema, ma c'era anche un piccolo problema: la mia fragile autostima. Non aveva mai vita Tanya prima, ma ero sicura che incontrandola sarebbe stata un'esperienza gradevole per me stessa. Tanto tempo fa, prima che io nacqui probabilmente, aveva fatto il suo gioco su Edward - non che io incolpassi lei o qualcun'altro perchè lo voleva. E in più sarebbe stata almeno bellissima e alquanto magnifica. Sebbene Edward chiaramente - e inconcepilmente - preferisse me, non sarei stata capace di aiutarlo a fare confronti. Avevo brontolato per un pò fino a che Edward, che conosceva la mia debolezza, mi fece sentire colpevole. "Siamo le cose più vicini che loro hanno per famiglia, Bella" mi ricordò. "Si sentono ancora orfani, sai, anche dopo tutto questo tempo" Così mi concessi, nascondendo il mio cipiglio. Tanya aveva una grande famiglia ora, quasi grande come quella dei Cullen. Ce n'erano cinque; Tanya, Kate e Irina si erano unite a Carmen e Eleazar quasi nello stesso modo in cui i Cullen si unirono con Alice e Jasper, tutti loro uniti dal desiderio di vivere in modo più compassionevole rispetto ai normali vampiri. Per tutta la compagnia, però, Tanya e le sue sorelle erano ancora sole. Ancora in lutto. Perché un tempo fa, avevano anche una madre. Potevo immaginare il vuoto che la perdita aveva lasciato, anche dopo mille anni; cercavo di visualizzare la famiglia Cullen senza la sua guida, il suo centro - loro padre, Carlisle. Non riuscivo a vederlo. Carlisle aveva spiegato la storia di Tanya durante una di quelle notti in cui stavo nella casa dei Cullen, apprendendo più di quanto potessi, preparandomi più di quanto possibile fosse per il futuro che avevo scelto. La storia della madre di Tanya era una tra tutte, un racconto ammonitore che illustrava proprio una delle regole che mi sarebbero servite per informarmi di quando mi sarei unita al mondo degli immortali. Soltanto una regola, veramente - una legge che si spezzava in migliaia di pezzi diversi: tenere il segreto. Tenere il segreto significava molte cose - vivere in modo poco appariscente come i Cullen, muoversi prima che gli umani potessero aspettarsi che stiano agendo. O tenersi alla larga dagli umani insieme - tranne durante l'ora dei pasti - nel modo in cui i nomadi come James e Victoria avevano vissuto; nel modo in cui gli amici di Jasper, Peter e Charlotte continuavano a vivere. Significava controllare qualsiasi nuovi vampiri che tu avevi creato, come Jasper aveva fatto quando viveva con Maria. Come Victoria aveva fallito nel fare con i suoi neonati. E non significava creare altre cose nel posto iniziale, perché alcune creazioni erano incontrollabili. "Non so il nome della madre di Tanya" ammise Carlisle, i suoi occhi dorati, quasi la stessa tonalità dei suoi capelli biondi, triste nel ricordare il dolore di Tanya. "Non parlano mai di lei se possono permetterlo, non pensano mai a lei" "La donna che creò Tanya, Kate e Irina - che li amavano, credo - visse molti anni prima che io nacqui, durante un tempo di peste nel nostro mondo, la peste dei bambini immortali" "Quello che stavano pensando, quelli antichi, non posso capirlo. Crearono i vampiri senza gli umani che erano quasi di più degli infanti" Mi veniva da vomitare mentre immaginavo quello che descriveva. "Erano così belle" spiegò Carlisle velocemente, vedendo la mia reazione. "Così affettuose, così incantevoli che non puoi immaginare. Dovevi stare almeno accanto a loro per amarle, era una cosa automatica" "Comunque. Non potevano saperlo. Erano bloccate a qualsiasi libello di sviluppo che avevano ottenuto prima di essere morse. Quelli adorabili bambini con le fossette che potevano distruggere metà villaggio con solo uno dei loro scatti d'ira. Se avevano fare, si nutrivano, a nessun avvertimento poteva trattenerli. Gli umani li videro, le storie circolavano, e la paura spruzzava come fuoco in un pennello secco... "La madre di Tanya creò un bambino del genere. Come per gli altri antenati, non riesco a capire i suoi motivi" fece un respiro profondo e regolare. "Vennero coinvolti i Volturi, naturalmente" Rabbrividii come facevo sempre non appena sentivo quel nome, ma di certo la legione dei vampiri Italiani - appartenenti alla famiglia reale - era il centro della storia. Non ci poteva essere una legge dove se non ci fosse una punizione; non ci sarebbe stato un castigo se non ci fosse nessuno da eseguirlo. Gli antenati Aro, Caius e Marcus goverarono le forze dei Volturi; li incontrai solo una volta, ma in quel breve incontro, mi sembrò che Aro, con il suo potente dono di leggere nella mente - con un tocco poteva sapere ogni pensiero che una mente aveva conservato - fosse il vero capo. "I Volturi hanno studiato i bambini immortali, nella casa a Volterra e in ogni parte del mondo. Caius decide che quelli giovani erano incapaci di proteggere il nostro segreto. E così dovevano essere eliminati" "Ti avevo detto che erano amabili. Beh, la società lottò fino all'ultimo uomo - erano completamente decimati - per proteggerli. Il massacro non fu tanto popolare quanto le guerre del sud in questo continente, ma più devastante a suo modo. Le società che duravano più a lungo, le vecchie tradizioni, gli amici...molto era perduto. Alla fine, le abitudini furono completamente eliminate. I bambini immortali divennero innominabili, un tabù" "Quando vivevo con i Voluri, conobbi due bambini immortali, così so di prima mano l'appello che ebbero. Aro studiò quelli piccoli per molti anni dopo la catastrofe che avevano causato finì. Sai la sua curiosa disposizione; era speranzoso che potessero essere domati. Ma alla fine la decisione fu unanime; i bambini immortali non dovevano esistere" Avevo dimenticato tutto tranne la madre delle sorelle Denali quando la storia ritornò a lei. "Non è chiaro cosa è successo con la madre di Tanya" disse Carlisle. "Tanya, Kate, e Irina non ricordavano interamente fino al giorno in cui i Volturi arrivarono per loro, la loro madre e la sua illegale creazione furono già loro prigionieri. Fu l'ignoranza a salvare le vite di Tanya e delle sue sorelle. Aro le toccò e vide la loro totale innocenza, così loro non furono punite insieme alla madre. "Nessuna di loro aveva mai visto un ragazzo prima, o sognato la sua esistenza, fino al giorno in cui lo videro ardere tra le braccia della loro madre. Posso solo immaginare che la loro madre avesse tenuto il suo segreto per proteggerle da quel preciso risultato. Ma perché lo aveva creato prima di tutto? Chi era, e cosa significava per lei che le avrebbe fatto attraversare le più inattraversabili linee? Tanya e gli altri non ricevettero mai una risposta a nessuna delle loro domande. Ma non poteva dubitare della colpevolezza della loro madre, e non penso che l'abbiano mai perdonata veramente. "Anche se Aro avesse rassicurato che Tanya, Kate e Irina erano innocenti, Caius voleva bruciarle. Colpevoli per associazione. Erano fortunate che Aro si sentisse misericordioso quel giorno. Tanya e le sue sorelle furono perdonate, ma lasciate con cuori infranti e un sano rispetto per la legge..." Non so sicura dove esattamente il ricordo diventò un sogno. In un momento sembrò che stessi ascoltando Carlisle nella mia memoria, guardando la sua espressione, e poi un momento dopo stavo guardando ad un campo grigio infertile e sentendo l'odore spesso dell'incenso bruciato nell'aria. Non ero sola. L'ammasso delle figure al centro del campo, tutte coperte in mantelli impolverati, mi avrebbero dovuto spaventare - potevano essere solo Volturi, ed io ero, nonostante ciò che avevano decretato nel loro ultimo incontro, ancora umano. Ma lo sapevo, come a volte facevo nei sogni, che ero invisibile a loro. Sparsi intorno a me, c'erano ammassi di fumo. Riconobbi la dolcezza nell'aria e non esaminai il cumulo troppo vicino. Non desideravo vedere i volti dei vampiri che avevano giustiziato, quasi spaventata che avrei potuto riconoscere qualcuno nelle pire combustionate. I soldati Volturi stavano in un cerchio intorno a qualcosa o a qualcuno, e sentivo le loro voci sussurranti che si agitavano sempre di più. Mi avvicinai di più ai mantelli, costretta dal sogno a vedere qualsiasi cosa o persona che stavano esaminando con molta intensità. Strisciando attentamente tra due delle grandi coperte, finalmente vidi l'oggetto del loro dibattito, sollevato su un poggio sopra di loro. Era bello, adorabile, proprio come Carlisle aveva descritto. Il ragazzo era calmo, forse aveva due anni. I ricci di un marrone chiaro delineavano il suo volto cherubino con le sue guance rotonde e labbra piene. E stava tremando, i suoi occhi chiusi come se fosse troppo impaurito da guardare la morte che si faceva sempre più vicina ogni secondo. Mi venne subito il terribile desiderio di salvare quell'adorabile e terrorizzato bambino che ai Volturi, nonostante tutta la loro devastante minaccia, non importava più niente di me. Passai accanto loro con forza, non preoccupandomi se mi avevano visto. Corsi verso il ragazzo, fuggendo da loro. Vidi chiaramente il poggio su cui era seduto. Non era terra e neanche roccia, ma una pila di corpi umani, disidratati e senza vita. Troppo tardi non per vedere quei volti. Li conoscevo tuti - Angela, Ben, Jessica, Mike...e direttamente sotto quell'adorabile ragazzo c'erano i corpi di mio padre e di mia madre. Il bambino aprì i suoi occhi lucenti e pieni di sangue. Edited by ~Sandy - 1/8/2008, 09:44 |